Alina Szapocznikow

Nata nel 1926 a Kalisz, in Polonia in una famiglia ebrea polacca, Alina Szapocznikow subisce gli orrori della seconda guerra mondiale. Deportata con la famiglia ad Auschwitz, poi a Bergen-Belsen, sopravvive ai campi e dopo la guerra si trasferisce a Parigi per studiare scultura. Ci vivrà dal 1963 fino alla morte nel 1973, all’età di quarantasette anni. Le sue prime opere si rifanno a uno stile figurativo classico per poi procedere verso un ripensamento radicale della scultura, percepita come un prolungamento "materiale" della memoria e del corpo. L’opera di Alina Szapocznikow è, infatti, interamente incentrata sul corpo umano e principalmente sul suo, del quale esamina i limiti e le fragilità: nel 1969 scopre di avere un tumore al seno che ne causerà la morte quattro anni dopo. Il lavoro di Szapocznikow, attraversando uno dei periodi più ricchi e complessi del XX secolo, rimarrà completamente sconosciuto fino alla sua riscoperta nel 2012, grazie all’esposizione "Sculpture Undone: 1955-1972" al MoMA di New York.

Il suo lavoro è stato esposto al Tel Aviv Museum of Art in Tel Aviv (2014), al Cabinet d'art graohique, MNAM / Centre Pompidou, a Parigi (2013), al Hammer Museum a Los Angeles (2012) e a WIELS Centre d'Art Contemporain a Bruxelles (2012).

Sculpture-Lampe IX – Slip of the Tongue