Fabio Mauri

Fabio Mauri

Originario di Roma, Fabio Mauri (1926-2009) è stato uno dei maestri dell’avanguardia italiana degli anni ‘60. Nonostante sia cresciuto in un’Italia segnata dalla seconda guerra mondiale e dal fascismo, Mauri ha vissuto sempre in un ambiente intellettuale, frequentando scrittori come Italo Calvino e Umberto Eco o artisti come Pier Paolo Pasolini e Jannis Kounellis. Le sue opere, che nascono da un forte senso di responsabilità sociale e da un impegno politico ininterrotto contro il fascismo, invitano lo spettatore a esaminare con occhio critico l’esperienza del reale. Quando negli anni ‘50 il cinema e la televisione entrano a far parte della vita quotidiana, Fabio Mauri ha un’intuizione: lo schermo è diventato la principale “forma simbolica” del mondo, il segno della nuova civiltà mediatica. Nel 1957 comincia la serie degli “Schermi”, in cui rappresenta sulla tela una serie di schermi vuoti che corrispondono a luoghi interiori, aperti alle possibili proiezioni degli osservatori. La ricerca sul tema della memoria e della finzione continua fino agli anni ’70, quando Mauri passa dalla pittura alle performance. L’artista valica i confini della tela e sposta il suo interesse dal dipinto all’azione, considerando sempre l’arte come punto di incontro tra destino individuale e storia.

Recenti mostre personali dedicate a Fabio Mauri si sono tenute al MADRE di Napoli (2016), all’Hauser & Wirth a Londra (2014 e 2015), alla Fundación PROA a Buenos Aires (2013) e a Palazzo Reale a Milano (2012). Alcune opere di Fabio Mauri sono state esposte a Palazzo Grassi per la mostra “Italics” (2008) e a Punta della Dogana per la mostra “Accrochage” (2016).