Mario Merz

Mario Merz nasce a Milano nel 1925. Iniziati gli studi di medicina, durante la seconda guerra mondiale li abbandona per unirsi al movimento antifascista ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1954 tiene la prima mostra personale presso la Galleria La Bussola di Torino, dove espone opere evidentemente influenzate dalla sua conoscenza dell’arte informale e dell’espressionismo astratto americano. Fondamentale è per lui l’incontro con il critico Germano Celant, che lo include tra gli esponenti del movimento Arte Povera. Dagli anni ‘60 Merz è interessato a verificare la possibilità della trasmissione di energia tra elementi organici e non: in particolare sono famose le sue opere in cui oggetti di uso comune vengono attraversati dalla luce al neon. Nel 1968 inaugura la serie degli Igloo, volumi tridimensionali concepiti come ripari nomadi, costruiti con lastre di vetro e materiali più vari (pelle, rami, corteccia), a seconda del contesto di realizzazione. A partire dal 1970 inizia a usare la serie numerica di Fibonacci, che riconosce come sistema in grado di rappresentare i processi di sviluppo del mondo organico e che sta alla base della costruzione di sue numerose installazioni.

Nel 2003 riceve il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association, mentre nel 2005 la Fondazione Merz organizza una grande retrospettiva presso il Castello di Rivoli e la Galleria d’Arte Moderna di Torino. Nel 1989 il Guggenheim Museum di New York dedica a Merz una grande mostra personale. L’opera Se la forma scompare la sua radice è eterna è stata esposta a Punta della Dogana durante la mostra “Prima Materia”.