Martial Raysse

Martial Raysse nasce a Golfe Juan il 12 febbraio 1936 da una famiglia francese di ceramisti. Nel 1954 si iscrive alla facoltà di letteratura all’Università di Nizza, ma insieme frequenta la scuola di arti decorative. Nel 1955 conosce Ben Vautier e Arman, con i quali condivide l’interesse per la sperimentazione artistica.

Dai Poèmes-objets e dalle pitture astratte dei primi anni, Raysse passa all’assemblaggio di banali oggetti quotidiani, scatole di detersivi, giocattoli e prodotti di plastica, che diventano i suoi materiali prediletti. Con Arman, Yves Klein, Françoise Dufrêne, Raymonde Hains, Daniel Spoerri, Jean Tinguely, Jacques Villeglé aderisce al movimento del Nouveau Réalisme, nato dall’iniziativa del critico d’arte e filosofo Pierre Restany.

Nel 1962 espone allo Stedelijk Museum di Amsterdam Raysse Beach, l’installazione più “americana” e più pop di tutta la sua produzione artistica. Tre anni dopo l’artista si trasferisce a Los Angeles, dove alcune gallerie si interessano a lui, contribuendo alla diffusione della sua opera oltre i confini francesi. È un periodo di creazione molto intenso: più di trenta opere realizzate nel 1962, più di cento tra il ‘63 e il ‘64.

Al 1963 risale la serie Made in Japan: le opere dei grandi pittori classici, da Cranach al Pollaiolo, dal Ghirlandaio a Ingres, passano al filtro dei colori brillanti e di uno stile incisivo segnato dall’immaginario della Pop Art. In questi stessi anni, in un panorama culturale fortemente segnato dalla Nouvelle Vague, Raysse si interessa al cinema e realizza film sperimentali che spesso vengono integrati nei dipinti, come in Suzanna, Suzanna del 1964, in cui un breve video è proiettato direttamente sulla tela.

Nel 1966 l’artista rappresenta la Francia alla Biennale di Venezia con una composizione lunga dieci metri intitolata Nice-Venice.

Alla fine degli anni ’60, sullo sfondo delle proteste del Maggio francese, Raysse matura un distacco dall’universo creativo Pop che gli appare falso e superficiale e decide di “imparare a dipingere”.

A partire dagli anni ’70 la sua produzione pittorica, che non si fermerà mai, è affiancata da un’intensa attività plastica che mescola sculturine cariche di humor realizzate con materiali di recupero, le scatole del periodo Coco Mato riflesso delle sue sperimentazioni psichedeliche e figure classicheggianti spesso realizzate in bronzo.

Dagli anni ‘90 la pittura di Raysse vira verso grandi composizioni pittoriche. Carnevali, festini e animati tableaux vivants diventano gli elementi caratteristici del suo nuovo immaginario. L’affermazione di questo spirito burlesco si manifesta in Le Carnaval à Périgueux nel 1992, mentre l’interesse per l’umanità, con le sue tentazioni e le sue brutalità, si concretizza nel 2012 con Ici plage comme ici bas, una sintesi magistrale di tutto il suo lavoro.

Dopo la partecipazione alla mostra “Sequence 1” nel 2007 e “Mapping The Studio. Artisti della François Pinault Collection” nel 2009, entrambe a Palazzo Grassi, nel 2014 il Centre Pompidou gli dedica una importante retrospettiva a Parigi. Nel 2015 è Palazzo Grassi a dedicargli la prima grande monografica in Italia.