Bobo Mato, Coco Mato

A partire dal 1968, frequentando i laboratori di belle arti e arti decorative, Martial Raysse si avvicina al lavoro collettivo e alle pratiche del bricolage con materiali comuni ed effimeri. Sperimenta il disegno a più mani sul modello del “cadavere squisito” dei surrealisti, comincia a utilizzare corde e mollette da bucato, penne, pezzi di foto, lampadine e fiammiferi per fabbricare sulla trama di forme semplici – linea, rettangolo, triangolo – oggetti curiosi capaci di scongiurare il malocchio, maneggiati da un artista divenuto sciamano (Bobo Mato, 1972; Nostra Signora del Papel, 1971). Veri e propri feticci, fragili e depurati, gli assemblaggi fanno riferimento all’Amanita Muscaria, fungo dalle virtù allucinogene e afrodisiache. L’ingestione della sostanza amplifica la vivacità sensoriale; le visioni psichedeliche che scatena segneranno la qualità pittorica delle opere realizzate da Raysse a partire dal 1973.