Geometrie Variabili

Il volto femminile delle prime opere di Martial Raysse diventa talvolta oggetto di una schematizzazione progressiva per arrivare a un viso-prototipo, neutro e universale. La fisionomia femminile, ridotta a semplice contorno, viene sottoposta a tagli geometrici e frammentazioni successive dei suoi elementi figurativi – gli occhi, la bocca, il naso – in cui ogni parte guadagna autonomia e possibilità di espansione nello spazio. A partire da quel viso divenuto segno, ripetibile all’infinito, l’artista si cimenta in una serie di variazioni. Le opere “a geometria variabile” (1965-1966) evidenziano una riflessione più concettuale sul significato della cornice (già affrontata nei quadri “rotti” e “piegati”), sui limiti della pittura e sulle possibilità di un’espansione psicologica del volto umano, diventato vero e proprio paesaggio.