Le donne, le maschere

Brigitte Bardot in serigrafia dai contrasti forti, Anne Wiazemsky con l’aria da Monna Lisa e i modelli femminili della cerchia dell’artista dissimulati nei tratti di un’odalisca di Ingres o di Giovanna Tornabuoni del Ghirlandaio formano una galleria di ritratti femminili divenuti iconici nel lavoro di Martial Raysse. Che si tratti della serie Made in Japan (1964) o delle grandi composizioni pittoriche come Dieu merci (2004), il genere classico del ritratto è sottoposto al filtro del kitsch, che amplifica il carattere artificiale di volti presi a prestito dal mondo del cinema o dalla storia dell’arte antica. Pin-up ed eroine teatrali ricoperte da costumi, dissimulate sotto un trucco esagerato o dietro una maschera, accompagnate dai loro accessori di bellezza, provocanti o enigmatiche come sfingi, le donne diventano non soltanto il tema di una riflessione sulle forme del travestimento, ma autentiche vanitates incisive e segrete al confine di Eros e Thanatos. Persone comuni e anonime assurgono al rango di star o personaggi mitologici incarnando altrettante Diana e Venere contemporanee.