Storia, poesia, mitologie

Negli anni ’60 Martial Raysse si riappropria con sguardo critico dell’iconografia dell’arte antica trasformando le opere in pastiches segnati dall’immaginario della Pop Art. Nella serie Made in Japan (1964) Ingres, Tintoretto, Cranach e Botticelli vengono passati ai filtri del “martialcolor”, sovradimensionati e rivisitati radicalmente. Raysse si misura così con la Grande Pittura e la Grande Storia per proporre nel corso del tempo un complesso apparato di riferimenti culturali: lontani echi di Virgilio e del Sogno di Polifilo di Francesco Colonna, tracce di parabole e racconti esoterici, risonanze di epopee eroiche si mescolano alle allusioni autobiografiche. La Morte di Marat di David (1793), La zattera della Medusa di Géricault (1819) o L’esecuzione di Massimiliano di Manet (1867) si inseriscono nel complesso insieme di rimandi storici e pittorici attraverso i quali Raysse affronta la storia dei maestri e dei capolavori. Da Giotto renversé par un porc (1995) a Le Soir Antoine! (1996) fino al monumentale Ici Plage, comme ici-bas (2012), l’artista riattualizza la gerarchia dei generi pittorici del ritratto collettivo o della pittura storica.