Viaggi immaginari

A partire dal 1968 le “forme in libertà” diventano indicatori di una svolta decisiva nel percorso di Martial Raysse, un passo che non rappresenta soltanto il punto d’arrivo dell’“igiene della visione”, ma segna anche l’affrancamento dell’artista da un ambiente artistico ufficiale, mondano e troppo istituzionalizzato. I paesaggi della Costa Azzurra, certe installazioni al neon (4 pas dans les nuages, 1966; Proposition to Escape: Heart Garden, 1966) e il film Homero Presto (1967), concepito come «un’odissea in otto minuti o l’esposizione del mio smarrimento mentale», contenevano già il motivo dell’evasione, della fuga immaginaria. Nel 1972 il film Le Grand Départ sancirà la rottura di Raysse con il mondo dell’arte e segnerà il suo desiderio di esplorazione dei nuovi orizzonti dell’esperienza sensoriale hippy che hanno l’aspetto di una grande festa totale e collettiva. Nel 1979 la serie La Petite Maison trasporta nel clima del Périgord la fantasia del Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre (1795), estensione soggettiva e intima che riveste dimensioni cosmiche.