Alchimia

L’alchimia, intesa come trasmutazione della materia e metamorfosi della forma, è una costante del lavoro di Sigmar Polke. L’artista usa colori ormai fuori commercio, come il verde velenoso di Schweinfurt o l’orpimento a base di arsenico; riutilizza pigmenti naturali come la porpora (Purpur, 1986), l’indaco (Indigo, 1986) o il lapislazzulo (Lapis Lazuli II, 1994); mescola polveri metalliche con resine, smalti e nerofumo; spinge gli esperimenti sui colori fino a un grado di sofisticazione estrema (Farbprobe, 1982-1993). Nel suo studio, simile al laboratorio di un alchimista, Polke sfida senza sosta i materiali e le loro proprietà chimico-fisiche. Introducendo variabili imprevedibili, genera reazioni chimiche imponderabili, incontri esplosivi e unioni ibride. Il ciclo pittorico del 1995 esposto al piano nobile di Palazzo Grassi è dedicato non a caso a Ermete Trismegisto (Hermes Trimegistos I-IV, 1995), figura leggendaria dell’età pre-classica, patrono degli alchimisti e padre della filosofia ermetica.