Axial Age

Axial Age

L’esposizione “Sigmar Polke” a Palazzo Grassi segue un percorso cronologico a ritroso: per questo motivo ad aprirla è Axial Age, ultimo importante ciclo pittorico realizzato tra il 2005 e il 2007. Presentato per la prima volta alla 52esima Biennale di Venezia e già esposto nel 2009 e nel 2011 a Punta della Dogana per le mostre “Mapping the studio” e “Elogio del dubbio”, Axial Age fa riferimento al “periodo assiale” teorizzato dal filosofo Karl Jaspers nell’opera del 1949 Vom Ursprung und Ziel der Geschichte (Origine e senso della Storia). Jaspers indica il periodo compreso tra l’800 a.C. e il 200 a.C. come una fase storica di straordinaria vitalità intellettuale, che avrebbe interessato i principali territori della civiltà: la Grecia e il Vicino Oriente, l’India e la Cina. I sette dipinti di Axial Age presentano molti dei codici artistici dell’autore: il rifiuto di aderire a un unico linguaggio visivo, la tela come schermo traslucido che sovverte le regole pittoriche della frontalità, l’uso della luce per creare un campo di percezione temporale, la passione per il simbolismo alchemico, il rimando a tecniche e processi esecutivi del passato, l’appropriazione di frammenti iconografici ripresi da altri contesti storici, la volontà che i materiali vadano oltre la funzione tradizionale e si riversino sulla tela mettendo in discussione le convenzioni rappresentative. Con l’esplosione di pigmenti violetti, tetri e luminosi allo stesso tempo, Polke trasforma i parametri convenzionali della visione: l’artista aspira a produrre in chi osserva uno stato di concentrazione sull’oggetto e di distacco dal contesto, quasi un’ipnosi.