La Biennale di Venezia

Esattamente trent’anni fa, nel 1986, la Biennale di Venezia assegna a Sigmar Polke il Leone d’oro come miglior artista. Polke ha trasformato il Padiglione della Repubblica Federale di Germania nel luogo di una serie di metamorfosi. Il suo progetto si intitola Athanor, termine preso in prestito dal mondo dell’alchimia, che indica il forno in cui si consuma la trasmutazione alchemica. Nella conca absidale del padiglione, Polke realizza un dipinto murale con un colorante idrosensibile di cloruro di cobalto, che cambia colore dal blu al rosa a seconda dell’umidità e della luce. Sul pavimento l’artista colloca un meteorite, materia extraterrestre considerata depositaria di poteri magici. Tutt’intorno sono appesi gli Schleifenbilder, tele realizzate con processi fotochimici e manganese, e gli Spiegebilder, quadri di grande formato realizzati con smalto e foglia d’oro. Nel padiglione, Polke colloca inoltre una serie di dipinti a raster, tra cui Amerikanisch-Mexikanische Grenze, Polizeischwein, Hände (vorm Gesicht), opere che evocano fatti di cronaca con immagini tratte dai giornali. Con Athanor Polke mette a punto le tecniche e i motivi che saranno al centro della sua ricerca successiva e che costituiscono oggi i nuclei tematici della mostra a Palazzo Grassi: sperimentazione alchemica e inquietudine politica.