Edward Kienholz

EDWARD KIENHOLZ, originario di Fairfield, nello stato di Washington, è una figura centrale nella storia dell’arte americana del XX secolo. Nato nel 1927, si forma nella Los Angeles degli anni cinquanta, dove nel 1957 partecipa all’apertura della Ferus Gallery. Nel 1962 vi espone Roxys, primo grande “quadro ambientale” e una delle prime installazioni della storia dell’arte. Con quest’opera Kienholz pone il visitatore di fronte alle problematiche sociali che affliggono il mondo occidentale contemporaneo. La solitudine, l’ossessione del sesso, la violenza provocata dalle discriminazioni razziali e sociali sono affrontate con un linguaggio crudo e destabilizzante mai utilizzato fino a questo momento.

Iniziata dall’artista nel 1943 e portata a termine diciotto anni dopo, Roxys è la raffigurazione in scala reale di una casa di tolleranza di Las Vegas degli anni quaranta, abitata da sculture raffiguranti donne-oggetto che recano tutte tracce di violenza. L’atmosfera della casa rimanda a una memoria adolescenziale di Kienholz, che da ragazzo ne aveva visitata una in Idaho ed era rimasto molto colpito dal clima di brutalità che vi regnava. Roxys è una stanza arredata secondo lo stile degli anni quaranta: un vecchio juke-box che suona canzoni dell’epoca, un calendario del 1943, riviste cinematografiche, una slot-machine, bottiglie di birra, pacchetti di sigarette vuoti, un ritratto del generale MacArthur, la divisa di un soldato ecc.

L’installazione è popolata da sette figure femminili e una maschile, tutte composte da parti di manichini assemblate ad oggetti assurdi. Ogni personaggio, collocato su un piedistallo che ne evidenzia la postura e lo stato di decadenza e di squallore, racconta la propria storia. The Madam rappresenta la proprietaria della casa di tolleranza, con un teschio di cinghiale al posto della testa e un vestito nero e frusto. Five Dollar Baby è un corpo riverso su una macchina da cucire: sul torso sono incisi i nomi di tutti gli uomini che ne hanno abusato e nella gola è conficcata una rosa, simbolo dell’innocenza ormai svanita. Fifi, A Lost Angel è una creatura dal viso di bambina e dal corpo di donna, al centro del quale un orologio scandisce il tempo perduto e impossibile da recuperare. Cock-Eyed Jenny, con un coperchio di pattumiera al posto del volto, è seduta per terra con le gambe divaricate, testimone silenziosa degli abusi di cui è stata vittima. Miss Cherry Delight, presentata accanto alle lettere ricevute dalla sorella, non è altro che una testa sanguinante sospesa sopra un tavolino da toilette. Dianna Poole, Miss Universal è la donna con la testa di cartapesta simile a una zucca di Halloween, che inalbera un macabro ghigno. The Lady Named Zoa ha un corpo con le fattezze di una cassetta delle lettere. Infine Ben Brown, unico personaggio maschile della scena, è il towel boy, l’inserviente nero della maison. Indossa una cintura di castità che lo contraddistingue come unico inquilino non in vendita della casa. La scritta “See No – Hear No – Speak No” incisa sulla sua testa è indicativa della condotta a cui deve attenersi.

L’installazione propone allo spettatore un’esperienza globale, al tempo stesso teatrale, visiva, letteraria e storica, su cui grava una sensazione di morte. “Tutta la mia opera parla di vita e di morte, della paura della morte”, affermava Kienholz nel 1977. Attraverso la visione macabra, violenta e grottesca di una società ripugnante, Roxys rappresenta un’accusa estremamente radicale, che costringerà l’artista a lasciare gli Stati Uniti per rifugiarsi in Europa, dove vivrà fino alla scomparsa, nel 1994. La sua influenza su numerosi artisti di oggi – da Paul McCarthy a Mike Kelley, da Damian Hirst a Mike Nelson – è enorme.

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