Rob Pruitt e
Jack Early sono nati negli Stati Uniti rispettivamente nel 1964 e 1965, si sono conosciuti da studenti alla Corcoran School di Washington e, dopo alcuni anni di esperienza come assistenti in importanti gallerie d’arte contemporanea a New York, hanno cominciato a lavorare insieme sul finire degli anni ottanta. Costituita da diverse opere autonome dei primi anni novanta riunite qui come lavoro unico, l’installazione presentata in questa sala è stata indicata dagli autori come
Artworks for Teenage Boys e il titolo stesso la connota chiaramente come un’esplorazione artistica del periodo dell’adolescenza. L’opera è infatti una celebrazione esplicita dell’immaginario dell’adolescente medio americano, una sorta di compendio dei suoi desideri e delle sue ossessioni: Harley Davidson fiammeggianti, lattine di Budweiser personalizzate con adesivi che rimandano a un universo di feticci inconfondibili, dall’heavy-metal a Playboy, dalla marijuana al gotico. Le fonti di questa riappropriazione della panoplia del teenager americano sono evidenti: Elvis Presley, la pop-art, Jeff Koons. I due artisti tuttavia non si limitano a fotografare un mondo, ma approfondiscono la riflessione mettendo a nudo la contraddizione di una generazione spesso inafferrabile agli adulti, che rivendica libertà e autodeterminazione ma al tempo stesso non esita a emarginare tutti coloro che non riconosce come parte del gruppo di riferimento. Per i due artisti questa rappresentazione spietata, ironica e tenera è infatti “un ritratto del nemico”, ovvero di quella massa organica di adolescenti che da giovanissimi li emarginava in quanto studenti di arte, omosessuali, poco interessati alla moda e alla cultura popolare dominante, in altre parole esponenti di una minoranza di individui non integrati e difficilmente etichettabili.
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