I mediatori culturali a Punta della Dogana e Palazzo Grassi

I mediatori culturali a Punta della Dogana e Palazzo Grassi Dalla primavera di quest'anno, con la mostra Nigra sum sed formosa. Sacro e bellezza dell'Etiopia cristiana, l'Università Ca' Foscari di Venezia ha avviato per un folto gruppo di suoi studenti la prima esperienza veneziana di impiego di "mediatori culturali". Diffusa già da tempo all'estero, in particolare in Francia, nel nostro Paese questa esperienza si era concretata finora solo presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.

Il mediatore culturale non è una guida o un guardia-sala, ma una persona competente, con buone capacità linguistiche e relazionali, che risponde alle domande dei visitatori. In questo modo questi ultimi comprendono che ogni opera d'arte può essere interrogata, che ogni qual volta è interrogata risponde, che le domande possono cambiare in continuazione, essere tante quante sono i nostri interessi o le nostre precedenti esperienze. Il mediatore sta in mezzo, tra l'opera e il visitatore, tra la storia di una disciplina e le curiosità dell'oggi, tra le culture degli artisti e le sensibilità degli spettatori: così trasforma un luogo espositivo in una vera e propria realtà sociale, in un'occasione in cui condividere ciò che ciascuno di noi porta con sé quando visita un'opera e ciò che l'opera stessa ci dà.

Il Dipartimento di Storia delle arti di Ca’ Foscari ha attivato un’apposita convenzione con Palazzo Grassi per mettere a disposizione delle sedi di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana un certo numero di mediatori culturali, selezionati tra i suoi studenti e appositamente formati. Saranno presenti nelle due sedi nei giorni di mercoledì, venerdì, sabato e domenica, negli orari di apertura degli spazi (10-19). I mediatori si riconoscono per la maglietta bordeaux che indossano, su cui campeggiano quattro parole chiave (dialogare, ascoltare, domandare, camminare) che sintetizzano con una certa efficacia il loro ruolo.

Tra gli obiettivi quello di trasmettere un senso di pazienza della fruizione, che riveste un ruolo importante, tanto più per l'opera d'arte contemporanea che, di norma, richiede un tempo più lungo e, sempre, una maggiore attenzione rispetto ad altri segni che riconosciamo più familiari (come quelli dell'arte antica o dell'Ottocento). I mediatori culturali possono suggerire insomma ai visitatori, con la loro stessa presenza, degli atteggiamenti e degli approcci "virtuosi", cioè attivi, coinvolti, partecipi, condivisi.

Gli studenti di Ca’ Foscari stanno conseguendo pienamente le competenze storico-artistiche del XX secolo, ma a queste vanno aggiunte altre attitudini e altri strumenti di approccio, che potranno presto tradursi in specificità professionalizzanti, e l’ateneo sta cercando di riflettere su queste dinamiche, insieme al suo partner strategico nell'ambito delle nuove forme di fruizione del patrimonio artistico, Banca Popolare FriulAdria.

torna indietro


I mediatori culturali a Mapping the Studio
show