Gilberto Zorio

Gilberto Zorio, nato nel 1944, è un artista italiano legato al movimento dell’Arte Povera insieme ad Anselmo, Calzolari, Kounellis, Merz. Attraverso l’uso di materiali detti “poveri”, il movimento artistico nato alla fine degli anni 1960 a Torino è innanzitutto un’esperienza che approccia all’arte in una dimensione atemporale al centro delle attività umane. La nozione di energia, che non viene più rappresentata, ma vissuta in una dimensione fisica, è al centro del lavoro di Zorio, che utilizza i materiali come veicoli attraverso i quali l’azione può svolgersi. La pratica artistica di Zorio richiede un continuo rinnovo del confronto tra l’opera e il pubblico, facendo dell’opera uno spazio di trasmutazione, dell’arte una forma di ricerca dell’essenza. Strutture in equilibrio sviluppate attorno ad assi direzionali, le istallazioni di Zorio esprimono sempre una tensione nella relazione tra elementi che, nonostante le loro differenze, sono complementari.

Zorio si interessa ai materiali non convenzionali ma anche al modo in cui si può rendere visibile un’energia detta primaria che si trova al centro di tutto il suo lavoro. Nel 1967, Zorio presenta la sua prima mostra personale alla galleria Sperone di Torino ed espone un’opera ormai storica, Rosa-blu-rosa, composta da un emicilindro di Eternit riempito di cloruro di cobalto che cambia colore, dal rosa al blu, in base alle variazioni di umidità nell’aria.

Le sue opere emblematiche Rosa-blu-rosa (1967) e Macchia II (1968) sono state esposte a Punta della Dogana in occasione della mostra “Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi” (2020).