Karon Davis

Karon Davis è nata nel 1977 a Reno, Stati Uniti. Realizzate in gesso bianco, fil di ferro, tubi di plastica e carta, le sculture di Karon Davis sono incomplete ma delicate. Le armature sono volutamente visibili, e associano in tal modo la forza interiore alla fragilità esteriore. Grazie al mezzo espressivo e a questi personaggi, Karon Davis cerca di cogliere un tempo perduto, dimenticato, un’emozione, e di mummificarla perché continui a vivere. Gli Egizi erano i guardiani del loro retaggio, e Davis si inserisce in questo filone. Secondo lei il gesso ha la capacità di «ricostruire le anime infrante» e le ricorda il procedimento degli antichi imprenditori di pompe funebri che preparavano il corpo per l’aldilà. Karon Davis scolpisce ciò che conosce, ciò che sa e, se si tratta di dolore, usa la propria arte come catarsi per liberare lo spirito da quella paura, da quella tristezza. Avvolge tali sentimenti all’interno delle opere, assumendo così la posizione di osservatrice, di soggetto di quei traumi. Attraverso il suo lavoro esplora il proprio lutto, ma anche dolori più universali, interessandosi a soggetti come le migrazioni provocate da incendi, inondazioni, catastrofi naturali che ha dovuto affrontare anche in occasione del recente incendio Thomas in California nel 2017.

Il suo lavoro è stato presentato a Punta della Dogana in occasione della mostra "Untitled, 2020" (2020).