Nancy Grossman

Nancy Grossman è nata nel 1940 a New York, Stati Uniti. Le sue composizioni, elaborate partendo da artefatti buttati via, come il cuoio di un giubbotto da motociclista, di un paio di stivali o il legno di un palo telefonico, riecheggiano quelle degli espressionisti astratti che dominavano la scena newyorchese negli anni Sessanta. Quando utilizza quei materiali, quei coloranti e la moda nelle sue creazioni, l’artista è influenzata da un’infanzia trascorsa a lavorare con i genitori nell’industria tessile. Deciderà poi di partire per l’Europa, ma tornerà due anni più tardi per stabilirsi in un grande studio a Chinatown. Le dimensioni dell’atelier le permettono di realizzare opere di dimensioni importanti e di riflettere sull’utilizzo di nuovi elementi.
Nel 1969 Nancy Grossman espone per la prima volta le sue teste a grandezza naturale, opere che diventeranno una serie proseguita fino a metà degli anni Novanta. Influenzata dalle ricerche di Richard Lindner – suo professore e mentore – sulle donne in tenute da bondage, ma anche dai movimenti di liberazione della fine degli anni Sessanta e dalla violenza della guerra in Vietnam, scolpisce quelle teste coperte di cuoio, dotate di protesi dentali, di cerniere lampo, di cinghie o di corna. Mute, legate, con gli occhi bendati da cinghie, queste teste sono come testimoni delle violenze e degli sconvolgimenti sociali contemporanei all’artista e, a dispetto dell’apparente aggressività, sembrano anzi prese in trappola.

Il suo lavoro è stato presentato a Punta della Dogana in occasione della mostra "Untitled, 2020" (2020).