Senga Nengudi

Nata nel 1943 a Chicago, Stati Uniti, Senga Nengudi cresce tra Los Angeles e Pasadena dove, negli anni Settanta, diventa un’artista che non si può ignorare nella cerchia dell’avanguardia afroamericana. Crea assemblaggi con materiali trovati, presi dalla vita quotidiana, quindi economici e facili da procurarsi, in particolare le calze di nylon, che per lei riflettono al meglio la flessibilità del corpo umano. L’artista si interessa ai cambiamenti del corpo femminile, ma anche a quelli dello spirito e alla loro influenza sul fisico. Talvolta riempie di sabbia queste calze di nylon per creare forme sensuali, quasi astratte, a volte le estende nello spazio, disegnando tele di ragno o sessi, tra forza e vulnerabilità. Durante le performance, le sculture vengono attivate con danze rituali improvvisate che fanno dialogare influenze diverse, dai rituali africani Yoruba al teatro Nō, passando per il jazz e l’arte degli aborigeni australiani. Con i materiali e le forme che utilizza, l’artista esplora e mette in discussione le nozioni di razza, la schiavitù, il sesso, il corpo femminile, la prigionia, la servitù, la violenza, la sensualità, la pelle, la fertilità, il corpo sfruttato.

Il suo lavoro è stato presentato a Punta della Dogana in occasione della mostra "Untitled, 2020" (2020).