Alina Szapocznikow

Dopo la Seconda guerra mondiale, le sperimentazioni di Alina Szapocznikow hanno rappresentato una critica significativa del corpo femminile. A metà degli anni sessanta, l’artista ha ampliato l’idea di scultura realizzando calchi del proprio corpo, o di sue parti. Gli stampi utilizzati per creare le repliche, che nella pratica artistica dell’epoca erano solo il primo passo per realizzare una scultura, sono trasformati in opera d’arte. Lo stampo negativo in poliestere del suo sedere diviene un autoritratto in Sculpture-Lampe IX. Così facendo, tuttavia, il suo corpo si fa estraneo trasformandosi in oggetto impersonale, funzionale, decorativo per un uso quotidiano: una lampada. Nel 1969, dopo la diagnosi di cancro, Szapocznikow fece della propria caducità il soggetto del suo lavoro. Riuscì così a unire, e a comunicare, la sensualità del corpo e il dolore fisico.