Allan Sekula

Allan Sekula scattò a ventuno anni, quando era studente, le foto che in seguito avrebbe riunito per creare l’opera in tre parti Self-Portrait as Sculptor/Painter/Photographer (1972). In realtà, i tre scatti citano il vocabolario formale del classico autoritratto: l’artista con gli strumenti della propria arte. Esaminandoli con maggiore attenzione, tuttavia, è evidente che le pose adottate per le foto, i cui modi e toni si accordano alla generazione ribelle del 1968, sono in contrasto con la rozzezza delle attrezzature utilizzate: gli occhiali da saldatore sporchi di vernice o l’oggetto bianco e informe che tiene fra le mani. Il trittico di Sekula non appare quindi tanto come un autoritratto, quanto come una domanda ironica che pone a sé stesso. In un altro lavoro giovanile A Short Autobiography (1971–1972), Sekula riutilizza due delle tre foto del trittico commentandole con queste parole: «In questo periodo i migliori pittori e scultori sono ciechi e patiscono l’assoluta libertà di essere banali». E in realtà non è facile conciliare la sua identità artistica con l’immagine classica del pittore o dello scultore eroico. In seguito la sua ironia e il suo atteggiamento politico critico avrebbero trovato lo strumento ideale nel mezzo fotografico – come già prefigurato nella terza immagine del trittico –, inizialmente come mezzo per registrare le proprie azioni, poi come linguaggio documentario autonomo.