Nan Goldin

Nel 1986 Nan Goldin trasformò uno dei suoi primi lavori – uno slide-show in costante evoluzione – in un libro fotografico, The Ballad of Sexual Dependency, dove registrava la propria vita e quella dei suoi amici (la sua “tribù”) negli anni settanta e ottanta, mentre vivevano fra droghe, feste, sesso e violenza. Nan racconta la sua storia in oltre novecento istantanee, con uno stile che rammenta un diario o un album di famiglia. Mentre realizzava la Ballad fra New York, Berlino, Londra e Boston, portava con sé la macchina fotografica ovunque andasse: era per lei un’estensione della mano. Gran parte delle foto sono scattate in interni con un flash, quindi tutto il suo lavoro comunica la sensazione di un luogo chiuso. Il fattore predominante non è tanto la qualità tecnica delle stampe, ma il soggetto scelto dall’artista: è chiaro come voglia cogliere momenti intimi di amore, violenza e perdita nel modo più onesto e schietto possibile. Goldin ha scattato l’immagine in mostra, Nan One Month After Being Battered, dopo una lite con Brian, il suo compagno di allora. Lo sguardo è diretto esattamente verso l’obiettivo. Sul suo viso gonfio e truccato, il rossetto rosso richiama il livido rosso per l’emorragia sotto l’occhio sinistro. Dopo aver realizzato questa foto – che, come tutta la serie, registra avvenimenti realmente accaduti – Goldin cambiò vita, ruppe la relazione che aveva da tempo e andò a viaggiare per l’Europa, lasciandosi alle spalle i giorni della sua Ballad.