Robert Gober

Dalla metà degli anni ottanta, Robert Gober ha esplorato i confini fra realismo e alienazione, intimità e politica, feticismo e vanità. Le sue sculture – che possono comprendere oggetti della vita quotidiana (secchi, impianti idraulici, lettini per bambini, porte, valigie) o parti del corpo dislocate che, di tanto in tanto, vengono sottoposte a un processo spiazzante di metamorfosi – sono informate da una sensazione di minaccia imminente di una qualche malattia (l’AIDS in particolare) o della morte. Untitled chiarisce particolarmente una dimensione essenziale dell’opera di Gober: l’Unheimlichkeit, l’estraneità inquietante. Quello che vediamo è il calco della gamba dell’artista, vestita e completa di scarpa: centinaia di peli umani sono stati accuratamente impiantati nella cera, e dalla gamba sbuca una candela. Si può notare qui anche un omoerotismo disturbato: il banale (la sottile striscia di pelle che si nota fra calza e gamba dei pantaloni) si mescola al bizzarro (l’irruzione della candela con le sue connotazioni falliche).