Rudolf Stingel

Dalla metà degli anni duemila, i dipinti di Rudolf Stingel, realizzati a partire dalla propria immagine, obbediscono a uno stesso principio che l’artista continua ad affinare e arricchire. Il punto di partenza è uno scatto – opera di un fotografo di fama come Sam Samore, per la serie Untitled (after Sam) – o di un anonimo, ovvero un fotoamatore. L’immagine, enormemente ingrandita, viene poi riprodotta a mano e, avvicinandosi, rivela le pennellate una a una. La profonda malinconia che permea questi quadri non deriva dal progressivo invecchiamento del viso dell’artista (alcune opere più recenti possono ispirarsi a foto più vecchie e viceversa), ma dal procedimento che Stingel mette in opera per rendere tangibile la sensazione del tempo che fugge e della vanità. In Untitled (Alpino), i segni di usura della foto originale, sgualcita, strappata, con gli angoli piegati e le graffette, sono resi con la stessa precisione del soggetto, uno Stingel giovane e bello sul libretto militare. Per Untitled, 2012, il quadro è stato messo sul pavimento dello studio dove, per molte settimane, è stato calpestato, strusciato e macchiato di vernice: non è ancora finito e già si avvia verso l’inevitabile degrado.