Intolerance, 1993

Questo quadro rappresenta la collezione di bugie degli anni Settanta della madre di Luc Tuymans. Dentro ciascuna è collocata una candela spenta, e sono disposte in modo da trasformare la percezione. Vengono rappresentate strette una contro l’altra, tutte di altezze diverse, e proiettano un’ombra netta su uno sfondo dai toni ocra, rosa e bruno che sembra quasi spento. Ma qui è tutto a essere spento, le bugie e il colore della parete, e non si vede la fonte luminosa se non attraverso le ombre che proietta. E tutto è ugualmente misero: le bugie disparate e vecchiotte sono collocate una vicino all’altra. In questa scena mancano luce, respiro e spazio e può essere considerata come una rappresentazione dei nostri interni – sia nel senso letterale delle nostre case, sia nel senso figurato del nostro spirito – tanto miseri (e intolleranti, sembrerebbe dire il titolo) che non resta più neppure lo spazio per una fiammella. L’aspetto piatto della rappresentazione di quest’opera rammenta inoltre il maestro italiano della natura morta Giorgio Morandi (1890-1964), nelle cui opere, però, le ombre spesso non venivano raffigurate.