Le Mépris, 2015

L’immagine di questo quadro è una veduta unica di una casa di culto. Tra il 1928 e il 1943 lo scrittore italiano Curzio Malaparte (1989-1957) si fece costruire sull’isola di Capri dall’architetto Adalberto Libera questa villa dove ha vissuto e scritto La pelle (1949), titolo anche della mostra di Palazzo Grassi. È in questa ambientazione spettacolare che Jean-Luc Godard ha girato Le Mépris (Il disprezzo, 1963), con Brigitte Bardot e Michel Piccoli, ispirato all’omonimo romanzo di Alberto Moravia. Come molti cinefili, Luc Tuymans considera Le Mépris uno dei migliori film della storia del cinema, sebbene dica che il suo quadro evoca soprattutto il sentimento del disprezzo più che il film in sé. «Nel film sono presenti diversi elementi: quello mitologico, ovvero le sculture greche, il tricolore francese, benché Godard sia svizzero, e Curzio Malaparte, lo scrittore italiano megalomane che ha affermato di aver costruito personalmente la villa mentre, in realtà, aveva un architetto», ha affermato Tuymans. Nel quadro si vede un camino, ma lo sguardo è attratto anche dalla finestra che si intravede dietro. A parte il titolo, nulla indica che ci troviamo a villa Malaparte dove, nella realtà, ogni finestra si apre su un incantevole paesaggio mediterraneo. Qui, al contrario, non troviamo lusso né vedute spettacolari, ma solo un pesante camino senza fuoco e la finestra che affaccia sul nulla: forse una metafora dell’amore finito e che non porta da nessuna parte, quello vissuto nel film da Bardot e Piccoli. I colori rievocano la semplicità dell’architettura, che ha utilizzato materiali poveri come il legno. Detto questo, rispetto alle immagini quasi mitiche del film di Jean-Luc Godard e alla singolare storia di questa casa, dall’aspetto leggendario e modernista al contempo voluto dallo scrittore e dal suo architetto, il quadro gioca sull’inganno, in altre parole sul disprezzo.