Mountains, 2016

Un primo sguardo da una certa distanza a questo quadro di grande formato rivela allo spettatore una montagna fiancheggiata da una distesa d’acqua dalla quale spuntano alcune lingue di terra. Non vengono fornite informazioni sul luogo rappresentato: quella terra arida, bagnata da un’acqua dai riflessi metallici sullo sfondo di un cielo grigio uniforme, potrebbe trovarsi in qualunque parte del mondo.Solo avvicinandosi lo spettatore si accorge che si tratta di un paesaggio fittizio. Luc Tuymans ha realizzato un modellino con un foglio di alluminio e un po’ di terra, ispirato – come ha affermato lui stesso – dai riflessi sull’acqua che aveva osservato durante un viaggio in treno. Il titolo, Mountains [Montagne], contrasta con l’immagine. Se le montagne, per loro natura, sono colossali, testimoni di forze fenomenali che forgiano il pianeta, quella del quadro non presenta nulla di tutto questo. Non è grandiosa, e neppure solida come una roccia, ma sembra anzi friabile e parzialmente scavata. Alle «montagne» al plurale del titolo – che lasciano presagire una catena spettacolare come le Alpi o le Montagne Rocciose – risponde una montagnetta sgretolata in un paesaggio scarno, senza vita e senza luce diretta. «Cos’è la rappresentazione?» sembra chiedere Luc Tuymans ponendoci davanti l’immagine di una struttura fittizia, realizzata con poco o niente, un foglio di alluminio e qualche pugno di terra. Si tratta della rappresentazione di un paesaggio mentale, una montagna che esiste soltanto nella mente dell’artista? Ed è per questo meno reale? Luc Tuymans prova che non è così, dato che questa fragile montagna certo esiste davanti ai nostri occhi. Mountains è l’opposto dei meravigliosi paesaggi spesso rappresentati nella pubblicità e che rassicurano noi, cittadini del XXI secolo, sull’esistenza della natura. L’opera sembra volerci mettere in guardia contro il nostro distacco dalla natura e il reale rischio di un suo impoverimento cataclismico.