Schwarzheide, 2019

Il titolo Schwarzheide viene dal nome di un campo di lavori forzati in Germania. Alcuni detenuti realizzarono in segreto disegni che tagliarono poi a strisce per nasconderli e farli sfuggire alla confi sca. Le strisce vennero successivamente rimesse insieme per ricostituirli e comprenderne il messaggio. L’originale di questa immagine è opera di Alfred Kantor, un sopravvissuto ai campi i cui taccuini sono stati una delle fonti principali di Luc Tuymans per questo soggetto. Inoltre, le righe dipinte rammentano la divisa dei deportati e la successione di alberi neri le foreste che circondavano i campi per evitare che gli abitanti dei dintorni li vedessero. Peraltro, il gesto di riassemblare ciò che prima era stato separato si può leggere come una metafora delle tante vite spezzate durante le guerre, quelle che i sopravvissuti devono ricostruire partendo dalla memoria e dai pochi ricordi del passato che sono rimasti. Qui l’immagine, ingrandita fi no quasi alle dimensioni di una pavimentazione urbana, si dissolve sotto lo sguardo del visitatore che entra in questo luogo. Ma, simbolicamente, mettendosi al livello del viso impenetrabile di Secrets [Segreti], e ancor meglio al livello delle balaustre che dominano l’atrio di Palazzo Grassi, si ricostituisce ancora una volta e comunica il proprio messaggio, una prova che la distanza e il punto di vista sono essenziali per la lettura di un’opera.