Secrets, 1990

Il viso impenetrabile e interiorizzato di Secrets [Segreti] è quello di Albert Speer, architetto capo del Partito nazista e ministro agli Armamenti e alla Produzione bellica del Reich. Il plurale del titolo indica che l’opera non è un’allegoria del segreto o del silenzio, ma del modo in cui il ritratto di una persona lascia trasparire o meno i segreti, le parole non dette o i dinieghi dei quali è depositario, al di là dell’aspetto severo e urbano. Questo ritratto, dunque, è molto diverso da quello più sfuggente di Himmler (1998). L’inquadratura stretta – quasi da fototessera – rinvia al fuori campo ogni contestualizzazione della scena rappresentata e non spiega la volontà di non vedere, di chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Tuttavia, nulla contraddice la possibilità dello spettatore di proiettarvi una propria interpretazione a fronte di ciò che la storia ci ha insegnato sulla vita e sul coinvolgimento di Albert Speer con il nazismo, e di quello che lui stesso ha raccontato nelle due opere pubblicate dopo la liberazione dal carcere nel 1966 e tradotte in circa quattordici lingue: Memorie del Terzo Reich e Diari segreti di Spandau. In eff etti in questi libri egli non parla mai della soluzione fi nale, della quale a suo dire non era mai stato a conoscenza benché appartenesse alla cerchia degli intimi di Adolf Hitler…