Rearview Mirror, 1986

Con un formato simile a quello di uno schermo panoramico, Rearview Mirror [Specchietto retrovisore] annuncia già nel titolo l’oggetto rappresentato. Esso, tuttavia, è come sospeso, da solo, su uno sfondo monocromatico di uno sgradevole bianco-giallastro, senza altri elementi che possano indicare che ci troviamo in un’automobile e che questa è guidata da qualcuno. Si vede il riflesso di quella che sembra essere una strada, ma è altrettanto indefinita e manca il paesaggio circostante. Questo retrovisore ci invita a guardarci alle spalle. Il formato panoramico e il titolo in inglese suggeriscono che ci troviamo su una macchina americana, simbolo per eccellenza della società dei consumi. Quello che rivela, tuttavia, non somiglia affatto a una strada americana: tutto intorno è scuro e il percorso è attraversato da spesse linee nere che rammentano una ferrovia. Una linea che arriverà ai confini della notte, come i treni dei deportati durante la seconda guerra mondiale. Luc Tuymans ha esplorato a fondo il nazismo e questo quadro, dipinto nel 1986 quando la guerra era ancora attuale nel dibattito pubblico, sembra voler guardare a quel passato visto dalla modernità americana. L’artista inoltre si interroga sull’atto del guardare, su ciò che si vede o ci si rifiuta di vedere, e sul potere delle immagini. E riflette, in questo caso in senso proprio e figurato, sulla condizione di tutte le immagini che, per natura, sono viste soltanto in seguito perché sono sempre il ricordo di un momento. Così facendo ci accompagna in una zona che si colloca tra realtà e rappresentazione, quella che viene proposta nel suo quadro.