Toter Gang, 2018

Luc Tuymans rivisita qui un soggetto che attraversa l’insieme della sua opera: il nazismo. Ha utilizzato l’immagine della porta in acciaio che dava accesso al complesso del bunker di Hitler a Berchtesgaden. Nulla peraltro informa visivamente lo spettatore su questa fonte e neppure il titolo del quadro, che letteralmente significa «il corridoio dei morti», fornisce maggiori informazioni. L’artista, quindi, non ha voluto che questa tela fosse interpretata come un commento diretto sul nazismo. Per contro il soggetto appare chiaramente essere la chiusura, vista però in maniera paradossale. In effetti, su quale lato di questa porta chiusa ci troviamo? Dentro o fuori? Siamo protetti o prigionieri? Nel caso presente, sono affrontate entrambe le opzioni. Come accade spesso in Tuymans, il soggetto è decontestualizzato; la porta non appare legata ad alcun elemento architettonico e la composizione è astratta, con due bande orizzontali nere – il colore di tutti i colori, raramente utilizzato dall’artista e nella pittura figurativa –che inquadrano il rettangolo verticale della porta. Questa è circondata da un alone semicircolare di luce che le conferisce una dimensione surreale, metafisica, come se invitasse a passare verso l’aldilà. Il problema è sapere se dietro la porta esiste una possibilità di redenzione, anche per il male assoluto che è stato il nazismo. Il quadro mette in discussione anche la veridicità o meno delle immagini, che ci testimonia in maniera incompleta la nostra storia e ci rammenta la necessità di non dimenticare quel periodo buio, manifestando nel contempo le nostre stesse ambiguità.